R.G. LeTourneau: dedicata a tutti gli imprenditori cristiani

rg_letourneau R.G. LeTourneau (1888 – 1969)    è l’autore del libro “Dio dirige i miei affari”.  Durante la sua vita, ha brevettato più di 300 invenzioni. Diventò famoso per le sue innovazioni sulle macchine per il movimento di terra, ed è stato il fornitore del 50 – 70 per cento di tutte le macchine per movimento terra usati dagli Alleati durante la seconda guerra mondiale.  Le Tourneau fu un pioniere nello sviluppo di case prefabbricate. Ha anche sviluppato la prima piattaforma mobile di perforazione in mare aperto, a metà degli anni 50. Grande uomo d’affari, ma anche grande sostenitore dell’opera di Dio. Arrivo a dare per le missioni fino al 90% delle sue entrate.

 Salvato dal fallimento morale

All’età di sedici anni mi trovai sull’orlo del fallimento morale. Ero stato allevato in una famiglia cristiana e conoscevo la via dello salvezza, ma il diavolo aveva sempre la meglio con me. Per darvi una idea della via nella quale mi ero incamminato vi dirò che il mio più intimo amico, con il quale stavo continuamente insieme, finì in prigione e subito dopo io stesso ne fui salvalo, avendomi Dio scampato come un tizzone salvato dal fuoco. Ma io cominciai ad essere molto preoccupato per la condizione dell’anima mia e sapevo che l’inferno sarebbe stato peggiore per uno che aveva avuto la luce come io la avevo avuta. Una sera risposi all’appello dell’evangelista. Egli mi disse: «Se tuo padre ti promettesse di fare una certa cosa per te, lo crederesti?». Ed io risposi: “Certamente”. E lui: «E allora perché non credi a Dio?». Mi sembrava di non potere afferrare il senso delle sue parole.

Mi recai a casa e andai a letto, ma dopo pochi minuti di sonno mi risvegliai col pensiero nella mente: «Sono ancora avvialo verso l’inferno. Bisogna che faccia qualche cosa». E lì per lì dissi: «Voglio credere a Dio, e non posso correre il rischio di andare ancora avanti senza di Lui». Realizzando che il Salvatore era mio perché avevo confidato in Lui, immediatamente la gioia della salvezza mi invase l’anima e saltai fuori dal letto e corsi a dirlo a mia madre, pensando che forse essa era tuttora sveglia in preghiera per il suo figliuolo perduto. E quella sera, sebbene avessi sentito parlare del Salvatore durante tutta la mia vita, Lo vidi ed altri videro il cambiamento in me.

 Salvato dal fallimento spirituale

Andai avanti per altri sedici anni vivendo come vivono tanti altri cristiani. Sapevo di essere salvato e di essere incamminato sulla via del cielo. Cercavo di servire il Signore, ma ci riuscivo ben poco. Non ero precisamente quello che si chiamerebbe uno sviato, ma pervenni alla realizzazione che la mia vita non era vissuta per Gesù. Mi trovavo sull’orlo del fallimento spirituale. La mia sorella minore mi diceva spesso: «Berto, non ami Gesù?». E io constatavo che essa aveva un amore ed una passione nel cuore per il Salvatore, che io non possedevo. Il suo amore era tanto forte che la portò fra gli Indiani dell’Arizona per parlare loro del suo Salvatore, e poi in Cina.

Sapevo che avrei dovuto testimoniare del Signore, poiché Egli aveva fallo tanto per me. Cercai di parlare del Salvatore, ma sembrava non mi riuscisse. L’uomo che lavorava al mio fianco nell’officina usava il nome del Signore invano, e io non dicevo mente. Dicevo a me stesso; «Se qualcuno si facesse beffe di mia madre o di mia sorella non me ne starei quieto, eppure permetto che il nome del mio Signore e Salvatore, il Quale morì per me sul Calvario, sia usato invano, senza protestare».

Una sera andai nuovamente all’altare e dissi: «Signore, voglio la vittoria. So che non ho nel cuore l’amore che dovrei avere. Se mi dai la forza di cui ho bisogno e mi riempi, del Tuo Spirito, si che io possa testimoniare di te, da oggi in poi farò qualunque cosa tu mi chieda di fare». E il mio Salvatore mi prese in parola. Egli ascoltò ancora una volta la mia preghiera ed io Lo vidi faccia a faccia. Mi alzai con la certezza che Dio mi aveva udito e mi aveva risposto. Potete chiamare quell’esperienza con qualunque nome vi aggrada, ma io dico che Dio udì e rispose alla mia preghiera.

Era così reale questo per me, che la mattina successiva andai dal mio pastore e gli chiesi: «Fratello, pensate che io debba partire come missionario?». Perché in quel tempo avevo due sorelle in Cina e la nostra gente credeva fortemente nelle missioni — cioè sì sentiva spinta a portare l’Evangelo a coloro che non l’hanno mai udito. Dissi. «Credo di essere troppo vecchio, ma ieri sera, ho promesso a Dio che avrei fatto qualunque cosa Egli mi avesse richiesto di fare, e desidero mantenere quella promessa».

Il mio pastore disse: «Preghiamo in proposito». Dopo aver pregato mi disse: «Sai che Dio ha bisogno anche di uomini di affari?». Io replicai: «Va bene, cercherò di essere un uomo d’affari di Dio». Ho cercato di adempiere questo compito fin da allora e trovo che questa è una vita gloriosa, lo credo che se ogni uomo di affari realizzasse quale opportunità egli ha di servire Dio negli affari, le cose sarebbero diverse, perché io credo che Dio ha un posto per ognuno di noi, sia che Lo serviamo negli affari, nell’officina, a casa, dietro il pulpito o nei campi missionari; e noi saremo i più felici degli uomini se individueremo il posto che ci è stato assegnato. Come cominciarono ad andare bene le cose negli affari, dopo che io feci di questi affari gli affari di Dio!

  Salvato dal fallimento finanziario21264719_2[1]

Cercai di onorare il Signore con le mie sostanze come non   avevo mai fatto prima, e mi accorsi che non potevo battere il Signore nel dare. Provai il fatto: «Dio non è debitore verso nessun uomo». Tutto andò bene per diversi anni, finché un anno venni nuovamente meno verso di Lui. Non tornai indietro in questo, ma mi avviai su un binario errato. Dissi: “Mi occorreranno tutte le mie finanze per sviluppare il programma tracciato per quest’anno, e l’anno prossimo avrò molto denaro da usare per il Signore». Avevo torto, perché Dio vuole «le primizie». Non occorre una grande fede per contare quanto resta e darne una porzione a Dio. Dio vuole che noi Gli diamo le primizie e confidiamo in Lui che la raccolta sia sufficiente per sovvenire alle nostre necessità; perché ci vien detto che senza fede è impossibile piacergli.

Potete immaginare il risultato. Alla fine di quell’anno che, tra l’altro, era il principio della grande depressione (1929), mi ritrovai con parecchie centinaia di migliaia di dollari di debito senza vedere da dove avrei potuto avere il denaro per pagare. Molte ditte che si trovavano in condizione migliore della mia, sparirono definitivamente. Ma mentre mi dibattevo nelle mie difficoltà, non sapendo da un giorno all’altro se lo sceriffo avrebbe messo i sigilli alla mia porta o no, sull’orlo del fallimento finanziario, incontrai ancora una volta Dio faccia a faccia. Dissi: «Signore, come posso impegnarmi ora per le missioni, dal momento che ho tutti questi debiti e non vedo la possibilità di ottenere il denaro per pagarli?». Ma la Voce sommessa e sottile disse: «Meglio seguire ancora il vecchio impegno e confidare in Me».

Avevamo un piccolo stabilimento e gli operai erano creditori di cinque settimane dì paga. Convenni con Dio che appena fossi stato in grado di mettermi in pari con le paghe avrei messo da parte ciò che gli apparteneva. E per quanto possa sembrare strano, date le circostanze, in poche settimane ci mettemmo in regola con le paghe. Quale Dio meraviglioso abbiamo! Perché non crediamo di più in Lui?

Salvato dal fallimento fisico

In questi ultimi mesi ho avuto grande interesse per il libro di Giobbe. Non so se il diavolo abbia detto di me le stesse cose che disse di Giobbe, ma so che mi ritrovai ancora una volta in circostanze disperale, questa volta sull’orlo del fallimento fisico.  Viaggiavamo su una autostrada nel Tennessee, recandoci ad una riunione nella quale dovevo dare la mia testimonianza. Avevo con me un magnifico quartetto di voci maschili, e mia moglie; eravamo in sei nell’automobile. Ma in uno scontro con un’altra auto morirono cinque, dei nove occupanti delle due macchine, tre dell’altra auto e due del quartetto che era nella nostra.

Non vi era nulla che giustificasse quell’incidente. Avvenne nel mezzo del giorno, su una buona strada, nella quale non vi erano né voltate, né traffico. Noi avevamo un buon conducente, assai pratico ex corridore in pista. Ma l’altro conducente che guidava una Chevrolet a velocità pazzesca, si voltò indietro per parlare con coloro che erano sul sedile posteriore e spinse la macchina verso il nostro lato della strada, e per quanto il nostro conducente spostasse la macchina verso destra per lasciargli il passaggio, egli ci piombò addosso e lo scontro fu inevitabile.

Uno dei passeggeri della nostra automobile era praticamente incolume. L’unico dei nove. Egli mi tirò fuori per primo con un piede schiaccialo, una gamba rotta, ambedue le anche slogate e alcune costole fratturate. Con tutto ciò, per quanto possa sembrare strano, non avevo perso conoscenza. Poi egli depose mia moglie, priva di sensi, al mio lato destro. Essa era ferita e tagliuzzata dalla testa ai piedi. Poi depose l’altro passeggero vivente all’altro lato, privo di conoscenza, con un braccio rotto.

Io guardai verso il cielo e dissi: «Signore, questo non sarebbe avvenuto se tu non lo avessi permesso, perché io so che «tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio». E dissi; «Signore, sono contento così. Per quanto non comprenda, ho fiducia abbastanza per sapere che va bene così». Dio era così vicino che non ero ansioso né preoccupato  e semplicemente cominciai a dare ordini a Bill perché facesse del suo meglio affinché i nostri sei figli avessero tutti servito il Signore se io e mia moglie fossimo andati con Gesù. Poi un pensiero mi attraversò la mente: «Perché dovrei lamentarmi? Il mio Signore ha sofferto molto più di questo per me». La Sua presenza era tanto reale che ancora una volta potei dire con Giobbe. «Signore, il mio orecchio aveva sentito parlare di Te, ma ora l’occhio mio Ti ha veduto».

Oggi io sono un testimonio vivente che il Signore Gesù Cristo, il Quale intercede per me alla destra di Dio, è sufficiente per il corpo, per l’anima, per lo spirito e anche per le finanze.

Taggato con: , ,

Lascia un commento