Campeggio a Limana – Aprile 2013 – Parte 2

Com’è difficile spiegare a parole ciò che avviene nell’ambito spirituale! E’ impossibile riuscire a far capire le sfumature di ciò che è realmente accaduto. E’ un po’ come voler descrivere una fragranza o un sapore delizioso; come si fa?
Non vi nego che ho faticato molto per scrivere la prima parte di questo articolo, perché ero delusa e anche un po’ scoraggiata.
Mi spiego meglio: il campeggio è stato realmente benedetto e le esperienze con i ragazzi sono state profonde e uniche. Per me rappresentano un bagaglio d’inestimabile valore, nel quale il Signore mi ha insegnato molto e mi ha aperto gli occhi sull’educazione che devo dare a mia figlia. Vedere con quanta fiducia gli adolescenti si sono “lasciati andare” nel nostro piccolo gruppo di preghiera, o sentirli pregare per me , sapere di situazioni in cui Dio li ha toccati profondamente e vederli trasformati ora dopo ora è stato qualcosa di meraviglioso.
Con questa felicità e questa “pienezza” di Spirito sono tornata a casa e non sentivo nemmeno la fatica di quei giorni.
Finché, vedendo degli atteggiamenti pericolosi e un linguaggio poco appropriato da parte di alcuni di loro, non lo nego, mi sono davvero cadute le braccia. In un attimo ho pensato che tutto ciò che avevamo fatto non era servito a niente e mi sono grandemente scoraggiata.
Sicuramente ciò è dovuto anche al senso di inadeguatezza che provo nei confronti dei servizi a cui il Signore mi chiama . Il fatto di non sentirsi capace , a volte, può causarci molti dubbi su come ci siamo condotti. Allora ho pensato subito che la mia opera era stata vana e che non sono in grado di relazionarmi con gli adolescenti perché se succedono queste cose (com’è abbastanza normale, vista la loro età) , io mi arrabbio o mi demotivo. Non va bene!
Ma il Signore ascolta e perdona anche le nostre debolezze. Le MIE incapacità o incredulità. La mia fragilità.
Così , ieri mattina come ogni martedì, sono andata alla riunione di preghiera delle donne e la sorella incaricata di portare una breve meditazione ha sentito nel cuore di condividere un passo ed un racconto , scritto sul foglietto del calendario di ieri.

“Perciò, avendo noi tale ministero in virtù della misericordia che ci è stata fatta, non ci perdiamo d’animo”. (2 Corinzi 4:1)

“NON SCORAGGIARTI!”
Si narra la storia di un pastore di un paesino di campagna della Scozia. Gli anziani di quella comunità lo costrinsero a dimettersi, perché il suo ministerio sembrava non aver portato alcun frutto.
Quella cittadina era davvero un terreno difficile: i cuori delle persone erano freddi e ostili alla verità. Non c’erano state conversioni durante il tempo del suo servizio. Ci fu comunque una risposta positiva alla sua predicazione. Durante un culto, mentre si raccoglieva l’offerta, un ragazzo prese il cestino, lo mise sul pavimento e vi saltò dentro. Quando gli fu chiesta una spiegazione, il ragazzo rispose di essere stato così toccato dalle parole e dalla vita del pastore da voler donare completamente se stesso a Dio.
Quel ragazzo era Robert Moffat il quale, otto anni dopo, partì missionario in Sudafrica. Il Signore lo usò potentemente . Tutto ebbe inizio in quella piccola chiesa, con il servizio fedele di un pastore poco apprezzato. Ogni raccolto è il frutto di un servizio fedele al Signore.
Forse non vedi alcun frutto nel tuo servizio per il Signore: rimani fedele, non scoraggiarti! Perché “…se non ci stanchiamo, mieteremo a suo tempo” ( Galati 6:9 ).

Ogni altra parola sarebbe inutile, ma spero che questo articolo possa incoraggiare qualcuno a non scoraggiarsi e a non stancarsi. Esattamente come è successo a me.

Dio vi benedica.

Simona

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